20 - Cascate e sorgenti Carsiche (1390 m s.l.m.)

. Inserito in Itinerario Val Corpassa - Malga Pelsa

Quest’area è caratterizzata dalla presenza di diverse sorgenti carsiche. L’edificio superiore del Civetta è formato da Dolomia Principale e da Calcari Grigi, rocce carbonatiche e pertanto soggette al fenomeno carsico. L’acqua piovana scende attraverso le fessure dell’ammasso roccioso, amplificate dall’azione di corrosione carsica e penetra in profondità (acquifero), fino a che non incontra gli strati della Formazione di Travenanzes. Questa formazione è caratterizzata da livelli marnosi (con un elevato contenuto in argilla) impermeabili (acquicludo), l’acqua permeata attraverso le fratture giunta, al passaggio dolomia-marna, riemerge in superficie creando la fascia di sorgenti.

Acque provenienti da.copiose sorgenti carsicheAcque provenienti da.copiose sorgenti carsiche che sgorgano al contatto fra Formazione dello Sciliar e Formazione di Travenanzes (foto D.G.)

Cascate e marmitte

Le cascate sono sicuramente uno degli elementi morfologici più apprezzati dei paesaggi montani, si rinvengono con una certa frequenza nei segmenti superiori dei corsi d’acqua in corrispondenza di salti sviluppati in livelli rocciosi più tenaci (morfologia selettiva) o nei tratti terminali delle valli laterali in corrispondenza delle soglie rocciose delle valli glaciali sospese. Spesso alla base della cascata, specie in presenza di strati rocciosi suborizzontali, si sviluppano forme dette marmitte di evorsione, localmente denominate vasche, cadini o boioni. Le marmitte sono caratterizzate da una forma all’incirca emisferica, con il bordo rientrante rispetto alla buca sottostante, sono state scavate dai moti vorticosi dell’acqua e dei detriti da essa trasportati, un ruolo importante nell’evoluzione delle marmitte modellate su rocce carbonatiche, è svolto anche dalla corrosione carsica.  

La cascata della Val CorpassaL’ultima delle cascatelle della Mussaia (foto D.G.).
Disegno schematico che spiega lorigine delle marmitte di erosioneDisegno che illustra come si formano le marmitte di evorsione (dis. D.G.).

Colate detritiche

Sul versante orografico sinistro della Val Corpassa, alla base delle pareti della Moiazza, si sviluppa un’ampia fascia detritica spesso soggetta a dissesti, siamo in presenza di un bel esempio di colate detritiche attive.

Le colate detritiche (lave torrentizie, debris flow) sono miscele estremamente mobili di sedimenti con dimensioni che vanno da quelle dell’argilla fino ai blocchi e ai massi. I solidi possono arrivare a costituire fino al 90% in peso della massa in movimento.

In presenza di intense precipitazioni o di grandi afflussi idrici si generano colate detritiche a causa di un deflusso superficiale abbondante concentrato nei canaloni, in grado di rimobilizzare il detrito presente alla base della parete rocciosa. Le colate detritiche iniziano con piccole frane che muovendosi aumentano di porosità (fenomeno detto dilatanza) e si arricchiscono d’acqua. L’inglobamento di elevate quantità di detrito nel deflusso superficiale porta alla formazione di una corrente solido-liquida. Un fenomeno a metà strada fra la frana (il materiale in movimento scorre su una superficie sepolta e si arresta quando l’attrito fra la massa in movimento e la superficie su cui scorre supera la componente attiva della gravità) e la piena di un corso d’acqua (la corrente liquida erode e trasporta in sospensione sabbie e limi e sul fondo ghiaie e ciottoli).

Nella frana prevale nettamente la parte solida, nei corsi d’acqua la portata è soprattutto liquida, nei flussi detritici il rapporto solido/liquido è vicino all’unità.

I debris flow sono caratterizzati da ondate che mostrano un fronte ripido dove si concentrano i materiali più grossolani (massi e blocchi), seguite da una coda più liquida. Possono formarsi ondate successive a causa di una temporanea ostruzione del canale e successiva rottura della diga di detrito. Interessano canali permanenti o versanti aperti con pendenze elevate 15-30°. Durante il flusso la densità varia da 1,8 a 2,5 t/m3 e la velocità da 0,5 a oltre 20 m/s; se la presenza di argilla è consistente i flussi detritici riescono a scorrere anche con pendenze deboli (fino a 5°). Il flusso avviene al contatto letto-detrito al di sopra si realizza un blocco rigido di detrito (plug), un fatto singolare è che i massi più grossi tendono a galleggiare. 

Anche in questa zona si possono distinguere bene gli elementi morfologici che caratterizzano le aree soggette a colate detritiche: in alto la zona di innesco (scarsamente vegetata, ripida, con presenza di detrito sciolto), la zona di trasporto che consiste nel canale che si approfondisce per erosione al passaggio del debris flow e l’area di deposito costituita dal conoide torrentizio, in questo caso parte del materiale franato è stata erosa dal torrente Corpassa.

Le colate detritiche che fasciano alla base il versante ovest della MoiazzaLe colate detritiche che fasciano alla base il versante ovest della Moiazza e scendono verso la Val Corpassa, a sinistra è ben visibile il canale di transito del debris flow (forma di erosione) a destra il conoide (forma di deposito).

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